Festival della Cucina Italiana, Aarau tra tradizione e ricerca con raf bonetta
La quinta tappa conquista il pubblico al Ristorante Nonna. Ilario Ninni accoglie lo chef Francesco Franzese e il pizza chef Raffaele Bonetta per una serata dedicata alla memoria gastronomica, alla qualità delle materie prime e alle nuove interpretazioni dell’arte bianca.
La cucina italiana conquista anche Aarau. La quinta tappa della prima edizione del Festival della Cucina Italiana in Svizzera ha trasformato il Ristorante Nonna in un luogo d’incontro tra tradizione, ricerca e cultura gastronomica. Una serata partecipata, che ha messo al centro non soltanto i piatti, ma anche le storie e le competenze di chi porta avanti la cucina italiana, in Italia e all’estero.Dalla cucina d’autore alla pizza contemporanea, il filo conduttore è stato il rispetto per le materie prime e per le proprie radici, insieme alla capacità di interpretarle con sensibilità e creatività.
Francesco Franzese e Raffaele Bonetta, due visioni del gusto
A fare gli onori di casa è stato Ilario Ninni, titolare del Ristorante Nonna e della Pizzeria Ninni. Due realtà diverse, ma unite dalla sua idea di ristorazione italiana ad Aarau.Protagonisti della serata sono stati due professionisti di spicco.
Francesco Franzese, una stella Michelin con il ristorante Rear di Nola, è oggi Executive Chef di Le Sensya, presso l’Hotel The View, struttura cinque stelle ad Agadir, in Marocco.
Accanto a lui Raffaele Bonetta, pizza chef insignito dei Tre Spicchi Gambero Rosso e del riconoscimento Miglior Menù Degustazione 2027. È al 26° posto nella classifica 50 Top Pizza Italia 2026 e al 68° in 50 Top Pizza World 2026. A Napoli ha fondato Raf Bonetta Pizzeria. Due percorsi differenti, accomunati dalla passione per la cultura gastronomica italiana e dalla capacità di coniugare tradizione, tecnica e creatività contemporanea. Da una parte la cucina d’autore, che rilegge la memoria attraverso ingredienti e preparazioni. Dall’altra la pizza contemporanea, dove impasti, fermentazioni e tecniche di lavorazione diventano strumenti di ricerca. La memoria come ingrediente del futuro
Per Francesco Franzese, portare la cucina italiana oltreconfine significa assumersi una responsabilità culturale.«La cucina italiana non è soltanto un insieme di ricette o di tecniche: è una questione di cuore, radici e memoria. Quando si sceglie di vivere e lavorare all’estero, diventa anche una responsabilità, perché presentarla significa dare voce alla storia di una terra, al lavoro di generazioni e alla cultura di un popolo».Lo chef sottolinea anche l’importanza di trasmettere questo patrimonio alle nuove generazioni. «Il futuro della gastronomia è nelle mani dei giovani, ma l’evoluzione tecnica e creativa deve procedere senza perdere il legame con le proprie origini. Conoscere la storia della nostra cucina è fondamentale per poterla interpretare e costruire nuove prospettive».Una riflessione che restituisce alla gastronomia il suo significato più profondo. Non soltanto espressione del gusto, ma patrimonio di conoscenze, gesti e identità da custodire e tramandare.
La pizza contemporanea tra tecnica e identità
La stessa attenzione alle radici, unita alla voglia di sperimentare, caratterizza il lavoro di Raffaele Bonetta. Da sempre impegnato nello studio degli impasti, delle fermentazioni e delle tecniche di cottura, il pizza chef considera la ricerca una parte fondamentale del proprio mestiere. «La tradizione è il punto di partenza, non il punto di arrivo. Dietro un prodotto apparentemente semplice come la pizza esistono tecnica, disciplina, conoscenza e rispetto della materia prima. Oggi considero l’impasto un ingrediente a tutti gli effetti: ogni lavorazione deve contribuire a costruire equilibrio, leggerezza e digeribilità». Per Bonetta, portare la pizza italiana all’estero significa condividere una cultura senza comprometterne l’identità. «Il confronto con professionisti e realtà internazionali è un’opportunità per crescere, ma anche per far comprendere quanto studio e ricerca ci siano dietro un prodotto artigianale. È questo il valore che voglio trasmettere attraverso il mio lavoro». Ristorante Nonna e Pizzeria Ninni, l’Italia ad Aarau
La tappa del Festival è stata anche un’occasione per conoscere più da vicino il progetto imprenditoriale di Ilario Ninni, che ad Aarau ha costruito due realtà complementari, entrambe legate alla cultura gastronomica italiana.
Al Ristorante Nonna, lo chef resident Francesco Carvisiglia interpreta i grandi classici attraverso pasta fresca fatta in casa, cotture lente, verdure stagionali e dessert ispirati alla cucina domestica.
Alla Pizzeria Ninni, invece, protagonista è la pizza napoletana, con particolare attenzione alla lavorazione degli impasti e alla selezione degli ingredienti. Due insegne, una sola visione: conservare il legame con la tradizione italiana e valorizzarlo attraverso qualità, professionalità e attenzione all’ospite. «Essere stati scelti per ospitare una tappa del Festival è motivo di grande orgoglio. Il Ristorante Nonna nasce da un legame personale con la mia famiglia e con il ricordo di mia nonna, dalla quale ho ereditato il valore della cucina di casa, fatta di gesti, sapori e convivialità». Ninni racconta anche il significato del secondo progetto, la Pizzeria Ninni, e il desiderio di accogliere gli ospiti attraverso due diverse espressioni della gastronomia italiana. «Sono due progetti diversi, ma condividono la stessa attenzione per la qualità e il desiderio di far sentire le persone accolte».Lavorare all’estero, aggiunge, significa anche rappresentare la propria cultura. Iniziative come il Festival permettono di creare connessioni tra professionisti e trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio della cucina italiana.
Fonte: italia da gustarehttps://www.italiadagustare.it/festival-cucina-italiana-svizzera-aarau/

